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Illuminato e compiuto esempio di interno neoclassico,
il Palazzo Cattaneo è il risultato della trasformazione
voluta dal Marchese Antonio, del preesistente palazzo, formato dall'avo Fransceco conglobando
due proprietà, di cui la più importante acquisita dagli Ariberti, fra la via Oscasali e la contrada
Sforzosa oggi via Milazzo.
Di quest'ultima ala, occupata in grand parte da scuderie
sussite, dopo il 1967 solo la facciata.
Anch'essa era opera di Faustino Rodi, l'architetto più aggiornato e capace fra Settecento e Ottocento,
formatosi all'accademia di Parma e attento osservatore delle opere di Simone Cantoni.
E' il grande architetto ticinese, attivo a Genova e Milano, il suo tramite con le correnti e gli
esempi più avanzati dalla Francia del tempo.
Il Marchese Cattaneo, figura di aristocratico illuminato, amante della musica e delle arti, cercò,
con i lavori che si protrassero dal 1788 al primo decennio dell'Ottocento, una degna sede per le
sue collezioni di pittura, gli strumenti musicali e le riunioni dell'Accademia Filarmonica.
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Questa, fondata nel 1735, si riunì anche nella prima metà dell'Ottocento nel Salone Ovale, caratteristico
come la Sala di Diana, per la sua illuminazione che scende dall'alto, dalle finestre della cupola,
fra le cariatidi di ispirazione cantoniana.
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L'affaccio al giardino, con la Galleria Rossa, la Sala d'Armi e la Sala Verde, è posteriore al 1802
e più tarda, del 1869, è la facciata su via Oscasali, tanto modesta da non lasciar neanche sospettare
i raffinati interni. Su di essa si apre il Salone dell'Albero, ultimato o forse in parte ricostruito
poco dopo dagli eredi del Cattaneo, gli Ala Ponzone, a completare una curiosa trasformazione - ora disinvolta
ora mimetica - che ha dato al palazzo, aggiungendo finiture e strati alle preesistenze, il suo aspetto attuale.
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